Come pianificare un parco di ricarica per camion elettrici in deposito in Italia: dimensionamento della potenza, allacciamento con e-distribuzione o Terna, tariffe ARERA e ordine dei passaggi da seguire.
Il camion elettrico è solo metà dell'investimento. L'altra metà è nel piazzale del deposito – e senza di essa il mezzo non parte. Chi in Italia pianifica una flotta di camion elettrici scopre presto che il collo di bottiglia non è il veicolo, ma l'allacciamento alla rete elettrica: la richiesta al gestore di rete va fatta prima ancora di ordinare i mezzi. Come si dimensiona un parco di ricarica in deposito, quali sono i passaggi con il gestore di rete e cosa incide sui costi.
La ricarica notturna non richiede potenze da megawatt. Un mezzo che rientra dopo 350 km percorsi in giornata deve recuperare circa 400 kWh. Con nove ore di sosta notturna, bastano circa 50 kW per punto di ricarica; solo se il tempo di sosta scende a quattro ore la potenza necessaria sale a circa 110 kW.
Il calcolo corretto non è quindi "la potenza massima disponibile", ma il consumo giornaliero diviso per il tempo di sosta effettivo. Ogni kW in più costa due volte: una volta nel punto di ricarica, una volta nella potenza contrattuale richiesta al gestore di rete. Potenze da megawatt in deposito servono praticamente solo alle aziende che lavorano su più turni senza una sosta notturna prolungata.
In Italia la distribuzione di energia elettrica in bassa e media tensione fa capo prevalentemente a e-distribuzione, la società del gruppo Enel che copre la maggior parte del territorio nazionale, insieme ad alcuni gestori locali minori a seconda del Comune. Per allacciamenti di potenza molto elevata, tipicamente oltre la soglia dell'alta tensione, interviene invece Terna, il gestore della rete di trasmissione nazionale. La maggior parte dei depositi logistici, anche con flotte consistenti, rientra nella competenza di un allacciamento in media tensione gestito da e-distribuzione o dal gestore locale competente.
I costi di allacciamento non sono liberamente negoziabili: sono fissati dal Testo Integrato Connessioni (TIC) dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che stabilisce le condizioni economiche per l'erogazione del servizio di connessione in modo uniforme su tutto il territorio, indipendentemente dal gestore. Per un allacciamento permanente standard in media tensione, e-distribuzione applica, secondo le tariffe in vigore, due componenti: un corrispettivo per la potenza richiesta e un corrispettivo per la distanza dalla cabina di trasformazione più vicina, con un importo fisso entro una certa distanza convenzionale e un importo aggiuntivo per ogni tratto oltre tale soglia. Le tariffe vengono aggiornate periodicamente da ARERA, quindi conviene sempre verificare i valori in vigore al momento della richiesta presso il proprio gestore di rete.
Per allacciamenti non standard, ad esempio per potenze molto elevate o configurazioni particolari, i costi vengono calcolati sulla base della spesa effettiva sostenuta dal gestore, comprensiva di materiali, manodopera e oneri amministrativi.
Oltre al contributo di allacciamento pagato al gestore di rete, un parco di ricarica in deposito comporta diverse voci di costo: i punti di ricarica DC veri e propri, comprensivi di installazione; le opere civili (scavi, cavidotti, fondazioni) per collegare i punti di ricarica al punto di consegna dell'energia; l'eventuale cabina di trasformazione, necessaria oltre una certa soglia di potenza; il sistema di gestione del carico (load management), che permette di distribuire la ricarica tra i mezzi e di ridurre la potenza contrattuale necessaria; e le spese di progettazione, autorizzazione e prevenzione incendi. Gli importi esatti dipendono fortemente dalla potenza scelta, dalla distanza dal punto di allacciamento e dal numero di veicoli, e vanno richiesti come preventivo a installatori e al gestore di rete: cifre generiche rischiano di essere fuorvianti per un progetto specifico.
Anche in Italia, come in altri mercati europei, i tempi di attesa per un nuovo allacciamento in media tensione possono superare quelli di consegna del veicolo elettrico stesso. Per questo la sequenza corretta è: prima la richiesta di connessione al gestore di rete, poi l'ordine dei mezzi – non il contrario. La richiesta va accompagnata da tre informazioni essenziali: la potenza desiderata in kW, l'ubicazione esatta del sito e i tempi previsti. Chi non conosce ancora con precisione la potenza necessaria fa bene a chiedere con un margine di sicurezza: ridurre la richiesta in un secondo momento è più semplice che presentarne una nuova.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato risorse allo sviluppo delle infrastrutture di ricarica elettrica in Italia, gestite tra gli altri dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica; i bandi pubblicati riguardano soprattutto la rete di ricarica pubblica, mentre un sostegno specifico e dedicato ai punti di ricarica privati per mezzi pesanti in deposito risulta meno strutturato e va verificato caso per caso presso i canali ufficiali, poiché cambia con l'evoluzione dei bandi regionali e nazionali nel tempo.
Su un consumo tipico di un camion elettrico, ogni centesimo di differenza nel prezzo dell'energia si traduce in importi rilevanti su base annua per veicolo, e su una flotta di più mezzi e più anni la differenza diventa una cifra a cinque o sei zeri. Per questo il contratto di fornitura elettrica va negoziato prima di ordinare i veicoli, e idealmente con fasce orarie dedicate: la ricarica notturna concentrata riduce sia il prezzo dell'energia sia, spesso, la potenza contrattuale necessaria grazie al sistema di gestione del carico.
Non ogni sito si presta a un potenziamento: superficie in affitto, vincoli edilizi, una rete locale senza margine di potenza disponibile. In questi casi restano tre strade: la ricarica pubblica lungo il percorso, tipicamente più costosa per kWh rispetto al deposito; depositi condivisi con committenti o piattaforme logistiche; oppure il semirimorchio elettrico come passo intermedio, che richiede potenze molto più contenute dietro una motrice diesel.
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Il consumo giornaliero diviso per il tempo di sosta effettivo. Un veicolo con 350 km al giorno deve recuperare circa 400 kWh: con nove ore di sosta notturna bastano circa 50 kW per punto di ricarica, con quattro ore servono circa 110 kW. Potenze più elevate costano di più sia nel punto di ricarica sia nell'allacciamento.
Nella maggior parte del territorio e-distribuzione, la società di distribuzione del gruppo Enel, oppure un gestore locale a seconda del Comune; per potenze molto elevate interviene Terna, il gestore della rete di trasmissione nazionale.
Per gli allacciamenti standard le tariffe sono fissate dal Testo Integrato Connessioni (TIC) di ARERA, con una componente legata alla potenza richiesta e una legata alla distanza dalla cabina di trasformazione più vicina. Per allacciamenti non standard si applica invece il costo effettivo sostenuto dal gestore.
I tempi variano molto in base a potenza richiesta, ubicazione e disponibilità di rete nella zona; possono superare i tempi di consegna del veicolo elettrico, motivo per cui la richiesta al gestore di rete va presentata prima dell'ordine dei mezzi.
Il PNRR finanzia lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica elettrica in Italia, soprattutto sulla rete pubblica; un sostegno specifico ai punti di ricarica privati in deposito per mezzi pesanti va verificato caso per caso presso i bandi in vigore al momento della richiesta.
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