Cos'è il Megawatt Charging System per i camion: potenza di ricarica oltre 1 MW, differenza rispetto al CCS, quali camion elettrici lo supportano, a che punto è la rete in Italia, quanto costa il kWh e se serve davvero MCS nel proprio deposito.
MCS è la sigla di Megawatt Charging System, lo standard di ricarica che dovrebbe permettere di ricaricare un camion elettrico a pieno durante la pausa di guida obbligatoria. È normato, montato sui veicoli di nuova generazione e sta arrivando in rete, ma non è ancora diffuso su larga scala – tanto meno in Italia. Cosa può fare l'MCS, dove si trova oggi e chi ne ha davvero bisogno.
Uno standard di ricarica per veicoli industriali pesanti, con connettore proprio e potenze nell'ordine del megawatt – i primi sistemi pubblici e i primi veicoli lavorano tra 700 kW e 1,44 MW. Per confronto: lo standard CCS finora diffuso, derivato dal settore auto, arriva tipicamente a 350-400 kW sulle colonnine per mezzi pesanti.
L'obiettivo è un calcolo semplice: nei 45 minuti della pausa di guida obbligatoria prevista dal regolamento (CE) 561/2006, valido in tutta l'Unione europea, un camion dovrebbe recuperare energia sufficiente per le successive quattro ore e mezza di guida – dal 20 all'80 per cento in 30-45 minuti, anche su batterie da 600-780 kWh.
La differenza non è la potenza massima sulla scheda tecnica, ma se una pausa basta per il blocco di guida successivo. Con il CCS basta per le batterie più piccole, con l'MCS anche per quelle grandi.
Sui camion elettrici di prima generazione l'MCS manca quasi sempre – un aspetto che pesa sempre di più al momento della rivendita.
Il primo hub pubblico per la ricarica di mezzi pesanti in Italia è stato inaugurato da Milence – la joint venture tra Daimler Truck, Traton Group e Volvo Group – a Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova, sul corridoio A22 del Brennero, circa 40 km a sud di Verona, lungo l'asse Bolzano-Bologna. L'apertura risale a febbraio 2025: cinque baie con colonnine CCS2 da 300 a 400 kW, tariffa di lancio di circa 0,399 euro/kWh più IVA. Milence ha annunciato l'intenzione di potenziare in futuro il sito con tecnologia MCS fino a 1 MW, ma al momento della stesura di questo articolo non risultano hub MCS italiani già operativi: l'infrastruttura pubblica per mezzi pesanti nel Paese è ancora agli inizi, e Bagnolo San Vito era, all'apertura, il tredicesimo sito Milence in Europa nell'ambito di un piano che punta a 1.700 punti di ricarica ad alta potenza entro il 2027. Per lo stato aggiornato dei siti conviene consultare la mappa ufficiale di Milence.
Per l'utente: la ricarica pubblica a mezzi pesanti in Italia, dove disponibile, si colloca al momento intorno a 0,40 euro/kWh più IVA nei siti dedicati come quello di Milence – più cara dell'energia acquistata in deposito con un contratto per utenze industriali, che secondo i dati ARERA su base Eurostat costa in Italia mediamente circa 0,265 euro/kWh, superiore alla media dell'area euro. La ricarica rapida pubblica resta quindi indicativamente più del 50 per cento più cara della ricarica in deposito.
Per il gestore: un punto di ricarica MCS richiede un investimento hardware elevato, a cui si aggiungono l'allacciamento in media tensione, il trasformatore e gli oneri di connessione alla rete – costi che dipendono fortemente dal gestore di rete locale e dalla potenza richiesta.
Nella grande maggioranza dei casi no. Un camion che rientra con 350 km percorsi al giorno deve recuperare circa 400 kWh; su oltre nove ore di sosta notturna bastano 50 kW. L'MCS nel proprio deposito serve solo a chi lavora su due o tre turni senza una lunga sosta a disposizione. Chi installa l'MCS "per prudenza" paga per una potenza che poi non usa.
E quando per fare spazio all'elettrico si liberano veicoli diesel: quanto valgono oggi lo mostra la valutazione gratuita; in seguito oltre 1.500 concessionari ed esportatori verificati provenienti da più di 35 paesi fanno offerte vincolanti – vendere un veicolo commerciale con truckoo.
Il Megawatt Charging System, uno standard di ricarica per veicoli industriali pesanti con connettore proprio e potenze da 700 kW a oltre 1 MW. L'obiettivo è ricaricare un camion elettrico durante la pausa di guida obbligatoria di 45 minuti per le successive quattro ore e mezza di viaggio.
Dal 20 all'80 per cento in 30-45 minuti, anche su batterie da 600-780 kWh. Un caricatore da 1 MW, con curva di ricarica realistica, eroga in 45 minuti circa 450-550 kWh – energia per 400 km e oltre.
Al momento la rete pubblica dedicata ai mezzi pesanti in Italia è ancora agli inizi: il primo hub, aperto da Milence a Bagnolo San Vito (Mantova) nel 2025, lavora oggi con CCS fino a 400 kW e un futuro potenziamento MCS annunciato ma non ancora confermato come operativo. Conviene verificare lo stato aggiornato sulla mappa ufficiale di Milence.
Tra gli altri il Mercedes eActros 600 (fino a 1 MW), il nuovo MAN eTGX (750 kW), Volvo FH Aero Electric e Renault E-Tech T 780, Scania 45 R/S BEV (750 kW), BYD ETT 44 (1,5 MW) e Windrose Global E700 (870 kW).
Nei siti pubblici dedicati ai mezzi pesanti in Italia, indicativamente intorno a 0,40 euro/kWh più IVA – più della ricarica in deposito con un contratto per utenze industriali, che in Italia costa mediamente circa 0,265 euro/kWh.
Solo in caso di due o tre turni senza una lunga sosta a disposizione. Con una ricarica notturna di oltre nove ore bastano 50-100 kW per veicolo; un punto di ricarica MCS richiede invece un investimento hardware molto più elevato, a cui si aggiungono i costi di allacciamento alla rete.
Altre conoscenze pratiche su vendita, valutazione e documenti.
Bastano carta di circolazione, chilometraggio e foto. Rivenditori verificati fanno offerte vincolanti, Lei decide – gratuitamente e con truckoo come partner contrattuale.